Data :  26 Febbraio 2006 Msg n°: 40
Inviato da : Fulvio Biello
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Oggetto : Accadde nel 1966

      

Da EVASI a INVASI

Era la primavera del 1966 ed il bel tempo male si conciliava con la lista di punizione, specialmente se dovuta non alla semplice consegna ma ad una sanzione superiore : andare a dormire la sera, anziché nel proprio letto in camera con altri 29 corsisti, nell’albergo a 5 stelle chiamato “prigione” .

Gli anziani EM/ETE del corso ’64 , quando erano puniti con la semplice consegna, dopo essersi presentati all’appello per la lista di punizione ( cosa che avveniva nel primo pomeriggio verso le ore 14 e 30 ) , se era giorno di libera uscita e l’ufficiale o il sottufficiale che li aveva messi a rapporto ( con la conseguente applicazione della sanzione ) non erano più presenti presso le scuole , se desideravano uscire ugualmente , con molta faccia tosta si presentavano al cancello di uscita senza neanche passare attraverso la selezione dei “franchi in riga” , utilizzando un falso permesso con tanto di timbro ( contraffatto anche lui ma identico all’originale in quanto fabbricato in quel di Napoli ) sul quale alcuni abili calligrafi ( tra i quali espertissimo era un tipo molto alto e smilzo il quale da adulto è diventato anche esperto di orologi e di cioccolata, e di più non si può dire sia per la privacy sia per evitare problemi di natura diplomatica con uno stato confinante con l’ Italia ) avevano riprodotto la firma di un ufficiale della scuola EM/ETE.

Ma come fare ad andare ugualmente in libera uscita quando la sera si doveva andare a dormire in prigione ?

Problema risolto nel seguente modo : per l’appello serale davanti alla prigione, al posto del punito ed indossando il suo “camisaccio” sul quale era scritto con pennarello bianco indelebile il relativo numero di matricola , si sarebbe presentato un sostituto che , per amicizia ed un piccolo compenso in denaro, avrebbe detto “presente” quando veniva chiamato il numero di matricola del punito .

Questo sistema di andare in libera uscita anche se si era puniti andò avanti per alcuni mesi , quando un giorno di primavera …

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Due baldi EM/ETE del corso ’64, uno proveniente dal Lazio e uno dalla Sicilia ma con il comune destino di essere entrambi spesso puniti con giorni di prigione, poiché il maresciallo che li aveva messi a rapporto non era più presente presso le scuole, decisero di uscire con lo stesso sistema già utilizzato più volte e, dopo aver trovato i relativi sostituti ed aver consegnato loro il vile denaro ed i relativi camisacci , con due permessi falsi si recarono in franchigia in quel di Taranto.

Dopo aver girovagato per il centro della città, si recarono presso il famoso ristorante 5 stelle denominato “Quisisana”, ed al termine della cena , usciti dal locale più satolli che sazi, si misero a chiacchierare su come ultimare in bellezza la serata.

Ad un tratto si sentirono chiamare ad alta voce da lontano, si girarono e videro ad un isolato di distanza chi si era permesso di disturbare la loro piacevole conversazione : era il maresciallo che li aveva messi a rapporto.

Senza neanche consultarsi si girarono di scatto e via di corsa a “ gambe in spalla “ .
Dopo aver “ seminato “ il maresciallo ebbero la buona sorte di trovare subito una macchina a noleggio libera, con la quale si fecero riportare “ a tavoletta ” presso le scuole.

Si recarono di corsa nel loro alloggio, si cambiarono in fretta e, sempre correndo, andarono a suonare al campanello della prigione.

Si presentò il graduato di servizio al quale con molta faccia tosta raccontarono l’accaduto, e , dietro un compenso in sigarette e la minaccia velata di accusarlo di complicità nello scambio , lo convinsero a far uscire di corsa i loro due sostituti dei quali finalmente presero il posto in “ gattabuia ” .

Dopo neanche 15 minuti si sentì suonare nuovamente il campanello della prigione , si udì un gran vociferare, vennero accese le luci del dormitorio e sulla porta apparvero tre persone : l’ufficiale di picchetto, il graduato di servizio alla prigione e il “ famigerato “ maresciallo (il quale, non essendo motorizzato e forse per risparmiare, aveva utilizzato l’autobus di linea per ritornare alle scuole ) .

L’ufficiale di picchetto dovette chiamare per più volte il numero di matricola degli ex evasi prima che questi, con la voce impastata dal sonno ( o forse dalla paura ) e con gli occhi gonfi ( se li erano stropicciati per bene con le nocche delle proprie mani ) , rispondessero “ presente ” e si recassero, mettendosi sull’attenti, davanti all’ufficiale .
Questi chiese al maresciallo se i due presenti corrispondevano fisicamente ai due corsisti da lui messi a rapporto , e questi, paonazzo ed in forte confusione mentale, rispose sì che erano loro, ma che entrambi mezz’ora prima stavano passeggiando in divisa per Taranto .
I due invasi all’unisono si guardarono prima negli occhi fingendo un enorme stupore , poi fissarono sia l’ufficiale che il maresciallo con aria interrogativa .
L’ufficiale a questo punto chiese al graduato di servizio presso la prigione se i due convocati fossero presenti all’appello serale e questi, con una grande tranquillità – dovuta anche ai due pacchetti di sigarette che aveva avuto in cambio - rispose di sì .
La luce fu spenta, i tre uscirono ed il silenzio tornò nel dormitorio, rotto soltanto ogni tanto da alcuni sghignazzi repressi dei due .

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Ovviamente che da quel giorno – la fine del corso era vicina – i due per andare in libera uscita dovettero aspettare di non essere puniti.

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In ricordo del corsista ’64 proveniente dalla Sicilia