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| Data : | 05 Gennaio 2003 | Msg n°: 31 |
| Inviato da : | Giuseppe Donnaloia - Presidente Collegio dei Sindaci del Gruppo ANMI di Fasano di Brindisi. | |
| e-mail : | didalo@libero.it | |
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Oggetto : Storia di un marinaio: Cav. Francesco Pinto |
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RICORDI DI UN MARINAIO Fin da ragazzino ho
sempre amato il mare e non perdevo occasione, specialmente nel
periodo estivo e primaverile di raggiungere la nostra costa
oltre che per bagnarmi per ammirare quella enorme distesa di
acqua e quella piatta linea dell'orizzonte marino oltre la
quale vedevo nel mio pensiero: viaggi, avventure, scoperte e
soprattutto un desiderio di oltrepassarla
per evadere dalla realtà del mio piccolo paese. Arrivai al Lido di Venezia il 20 Gennaio 1942 e dopo un corso accelerato di Cannoniere Puntatore fui destinato all'isola di Lero nell'arcipelago del Dodecanneso: Avrei preferito senz'altro svolgere il mio servizio su una nave da guerra ma dopo pochi giorni di permanenza su quell'isola rocciosa mi convinsi che il mio desiderio era stato in parte soddisfatto in quanto la piccola isola di Lero sembrava proprio una nave con tanto di equipaggio e soprattutto con tanta solidarietà tra i residenti sia civili che militari. Era in definitiva un pezzo di Italia nel magnifico mare Egeo. Il mio adattamento fu immediato e dopo pochi giorni dal mio "imbarco assunsi le mansioni di puntatore e capo pezzo alla batteria 763 sul monte Meraviglia e comandata dal Capitano di artiglieria Gorisi L'anno 1942 trascorse senza che ci accorgessimo che era in corso una guerra a parte una breve incursione di aerei inglesi, effettuata il 27 Settembre, che lanciarono bombe senza un preciso obiettivo e alla quale noi di "nave Lero" reagimmo in modo talmente efficace che gli inglesi non si fecero più vedere: Avevo avuto e con me molti altri il battesimo di fuoco. L'anno 1943 incominciò con il
trasferimento da monte Meraviglia della nostra batteria per
far posto alla batteria 127, arrivata nuovissima e dotata di
tutto l'armamento dall'Italia. Certo ci dispiacque molto
lasciare quella magnifica postazione da dove si dominava un
largo panorama e tutto il mare circostante e che nei
meravigliosi tramonti faceva correre il pensiero ai propri
cari e alla nostra patria lontana da dove oltre tutto non
giungevano a
noi
buone notizie sull'andamento della guerra. Giunse il fatidico 8 Settembre, l'Italia firmò l'armistizio con gli alleati, tutti ci illudemmo che la guerra era conclusa ma per noi dell'isola di Lero la vera guerra cominciò proprio in quel giorno perché fummo subito consapevoli di quello che avremmo ricevuto dai nostri vecchi alleati. Infatti il 12 Settembre subimmo il primo bombardamento sulle nostre batterie. I bombardamenti continuarono ininterrottamente per 52 giorni ad opera degli aerei Stukas e sempre per 52 giorni le batterie italiane risposero colpo su colpo agli attacchi tanto che i pezzi si arroventavano ed eravamo costretti a smettere di sparare per permetterne il raffreddamento.
I primi giorni di Novembre
furono giorni di calma ma era una calma che precedeva una
tempesta, infatti il giorno 12 i tedeschi tentarono uno sbarco
proprio nella baia di Gurna ma furono respinti dalla nostra
violenta reazione con tutti i pezzi della nostra batteria e
delle altre vicine, ma poco potemmo quando dal cielo discesero
migliaia di paracadutisti, di cui molti finirono in mare, che
ci accerchiarono. Continuammo a sparare e quando questo, per
la vicinanza del nemico, non fu più possibile combattemmo corpo a corpo; due miei
compagni caddero valorosamente ed io fui ferito gravemente da
una pallottola di rimbalzo che mi devastò il viso. Vista
l'impossibilità della lotta ci rifugiammo nel cavernotto
delle munizioni da dove i tedeschi ci stanarono facendoci
prigionieri. Il Comandante
Atella fu portato nella baia delle Palme e subito fucilato io
invece fui ricoverato in una villa nella baia di Alinda
adibita ad ospedale ma non mi fu prestato alcun soccorso.
Convinto che quanto stavo per fare avrebbe contribuito ad
alleviare le mie sofferenze, presi dei frutti di mandarino che
crescevano nelle vicinanze della villa e
spremetti
il succo sulla ferita ripetendo l'operazione fino al giorno
17. La mia permanenza a Zaitain si protrasse fino al mese di maggio del 1944 quando giunse una commissione medica che doveva scegliere gli invalidi da rimpatriare per uno scambio e proprio nel momento in cui mi stava visitando giunse un soldato tedesco con un ordine urgente di sospendere la scelta. Potete immaginare quale fu il mio rammarico ma ancora una volta la fortuna era intervenuta ad aiutarmi perché tutti gli invalidi che erano stati scelti non presero la destinazione dell'Italia e degli altri paesi di origine ma furono diretti ai forni crematori. Nonostante le mie condizioni fisiche erano precarie, cosa può fare un giovane di 24 anni alto 1,70 mt. e con un peso corporeo di 40 Kg., il bravo dottor Neri riuscì in breve tempo a mandarmi fuori da quel campo ed avviarmi al lavoro in una segheria dove il capo reparto era un tedesco che ancor per mia fortuna dimostrava chiaramente di non essere un nazista e che quotidianamente si privava del suo per aiutarmi a ristabilire. La mia permanenza in Germania si protrasse fino all'arrivo degli alleati che provvidero al mio rimpatrio. Mi sono permesso di condensare in queste poche righe quelli che sono stati gli avvenimenti più importanti di quattro anni della mia vita ma spero che quanto sopra raccontato possa servire da monito ai giovani di oggi su quello che produce la guerra e soprattutto ricordare a quanti non lo sanno che la battaglia di Lero fu una delle prime azioni della guerra di Resistenza che ha portato la nostra Patria alla libertà e democrazia anche se molti e specialmente in questi ultimi tempi ne hanno approfittato indebitamente e che mi auguro vengano puniti severamente nel pieno rispetto delle leggi vigenti. Cav. Francesco Pinto Nota: Il Cav. Francesco Pinto per il suo eroico comportamento nella Battaglia di Lero é stato decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare sul campo con la seguente motivazione:
Destinato
a batteria contraerea in base navale insulare attaccata da
preponderanti forze nemiche, in 52 giorni di durissima lotta
dimostrava sprezzo del pericolo e alto senso del dovere.
Durante un attacco di paracadutisti combatteva aspramente e
desisteva dalla lotta solo in seguito alle ferite riportate in
combattimento. E' attualmente Presidente dell'Istituto del Nastro Azzurro di Fasano di Brindisi ed é socio del locale Gruppo A.N.M.I. nel quale svolge con impegno le funzioni di Segretario. Il Presidente del Gruppo: Donnaloia Giuseppe
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