Data :  05 Gennaio 2003 Msg n°: 31
Inviato da : Giuseppe Donnaloia - Presidente Collegio dei Sindaci del Gruppo ANMI di Fasano di Brindisi.
e-mail : didalo@libero.it

Oggetto : Storia di un marinaio:  Cav. Francesco Pinto

   

RICORDI DI UN MARINAIO       

Fin da ragazzino ho sempre amato il mare e non perdevo occasione, specialmente nel periodo estivo e primaverile di raggiungere la nostra costa oltre che per bagnarmi per ammirare quella enorme distesa di acqua e quella piatta linea dell'orizzonte marino oltre la quale vedevo nel mio pensiero: viaggi, avventure, scoperte e soprattutto un desiderio di oltrepassarla  per evadere dalla realtà del mio piccolo paese.

Quei miei desideri si amplificavano quando avevo occasione di vedere qualche marinaio, mio paesano, nella sua bella divisa raccontare dei luoghi da lui visitati, le avventure vissute solcando i mari con le belle navi della Regia Marina.
Tutto questo contribuì a promettere a me stesso che avrei senz'altro fatto il marinaio  e appena in età della ragione presentai domanda di arruolamento.

Nei primi giorni dell'anno 1942 finalmente giunse il sospirato richiamo e pieno di entusiasmo e consapevole di quello che mi aspettava, lascia la mia piccola Fasano e i genitori affranti per raggiungere la destinazione assegnatami. Avevo 19 anni e la guerra aveva ormai contagiato tutta l'Europa ma in me ero contento perché finalmente avrei indossato quella magnifica divisa ,servito la Patria e oltrepassato quella linea dell'orizzonte che mi teneva prigioniero

Arrivai al Lido di Venezia il 20 Gennaio 1942 e dopo un corso accelerato di Cannoniere Puntatore fui destinato all'isola di Lero nell'arcipelago del Dodecanneso: Avrei preferito senz'altro svolgere il mio servizio su una nave da guerra ma dopo pochi giorni di permanenza su quell'isola rocciosa mi convinsi che il mio desiderio era stato in parte soddisfatto in quanto la piccola isola di Lero sembrava proprio una nave con tanto di equipaggio e soprattutto con tanta solidarietà tra i residenti sia civili che militari. Era in definitiva un pezzo di Italia nel magnifico mare Egeo.  Il mio adattamento fu immediato e dopo pochi giorni dal mio "imbarco assunsi le mansioni di puntatore e capo pezzo alla batteria 763 sul monte Meraviglia e comandata dal Capitano di artiglieria Gorisi

L'anno 1942 trascorse senza che ci accorgessimo che era in corso una guerra a parte una breve incursione di aerei inglesi, effettuata il 27 Settembre, che lanciarono bombe senza un preciso obiettivo e alla quale noi di "nave Lero" reagimmo in modo talmente efficace che gli inglesi non si fecero più vedere: Avevo avuto e con me molti altri il battesimo di fuoco.

L'anno 1943 incominciò con il trasferimento da monte Meraviglia della nostra batteria per far posto alla batteria 127, arrivata nuovissima e dotata di tutto l'armamento dall'Italia. Certo ci dispiacque molto lasciare quella magnifica postazione da dove si dominava un largo panorama e tutto il mare circostante e che nei meravigliosi tramonti faceva correre il pensiero ai propri cari e alla nostra patria lontana da dove oltre tutto non giungevano a noi buone notizie sull'andamento della guerra.
Fummo trasferiti con due pezzi nella baia di Gurna sotto il comando del Tenente di artiglieria Atella.

I primi due quadrimestri dell'anno trascorsero in relativa calma ma alla realtà della guerra ci riportavano le alte colonne di fumo e fiamme che si levavano lontane nel mare conseguenza degli aspri scontri navali tra le marine inglese e italiana ma noi nulla potevamo fare per aiutare i nostri in quanto la gittata delle nostre armi era limitata e ci rammaricò molto l'affondamento in battaglia delle  navi Bartolomeo Colleoni e Giovanni dalle Bande Nere.

Giunse il fatidico 8 Settembre, l'Italia firmò l'armistizio con gli alleati, tutti ci illudemmo che la guerra era conclusa ma per noi dell'isola di Lero la vera guerra cominciò proprio in quel giorno perché fummo subito consapevoli di quello che avremmo ricevuto dai nostri vecchi alleati. Infatti il 12 Settembre subimmo il primo bombardamento sulle nostre batterie. I bombardamenti continuarono ininterrottamente per 52 giorni ad opera degli aerei Stukas e sempre per 52 giorni le batterie italiane risposero colpo su colpo agli attacchi tanto che i pezzi si arroventavano ed eravamo costretti a smettere di sparare per permetterne il raffreddamento.

I primi giorni di Novembre furono giorni di calma ma era una calma che precedeva una tempesta, infatti il giorno 12 i tedeschi tentarono uno sbarco proprio nella baia di Gurna ma furono respinti dalla nostra violenta reazione con tutti i pezzi della nostra batteria e delle altre vicine, ma poco potemmo quando dal cielo discesero migliaia di paracadutisti, di cui molti finirono in mare, che ci accerchiarono. Continuammo a sparare e quando questo, per la vicinanza del nemico, non  fu più possibile combattemmo corpo a corpo; due miei compagni caddero valorosamente ed io fui ferito gravemente da una pallottola di rimbalzo che mi devastò il viso. Vista l'impossibilità della lotta ci rifugiammo nel cavernotto delle munizioni da dove i tedeschi ci stanarono facendoci prigionieri. Il  Comandante Atella fu portato nella baia delle Palme e subito fucilato io invece fui ricoverato in una villa nella baia di Alinda adibita ad ospedale ma non mi fu prestato alcun soccorso. Convinto che quanto stavo per fare avrebbe contribuito ad alleviare le mie sofferenze, presi dei frutti di mandarino che crescevano nelle vicinanze della villa e spremetti il succo sulla ferita ripetendo l'operazione fino al giorno 17.

In quel giorno fui prelevato da un'autoambulanza e portato nell'ospedale di Portolago ma anche qui non ricevetti alcuna cura. Il giorno 19 fui imbarcato su un caccia torpediniere tedesco insieme ad altri feriti e trasferito nell'ospedale 501 di Atene dove finalmente ricevetti le prime cure che non mi procurarono alcun sollievo perché la ferita si era infettata e temetti seriamente per la mia vita ma uno strano spirito di sopravvivenza mi faceva lottare continuamente ed affrontare la mia grave situazione.
Una speranza di rientro in Italia sopraggiunse qualche giorno dopo allorquando ci comunicarono che con una tradotta saremmo stati portati a Vienna per essere scambiati con feriti tedeschi provenienti dall'Italia. La speranza svanì  appena giunti  nella capitale austriaca perché la tradotta invece di proseguire per l'Italia fu dirottata in Germania.
Giungemmo dopo un giorno di viaggio nel campo ospedale di Zaitain dove la prima cosa che attrasse la mia attenzione e dei miei compagni di sventura fu un carretto carico di bare e subito pensai di essere arrivato al capolinea della mia vita in quanto da quel campo, viste le mie condizioni, anche io sarei in breve tempo uscito in una di quelle bare.

La fortuna non si dimenticò di me in quanto nella baracca dove fui destinato dirigeva  il Tenente medico Neri, del quale non ricordo più il nome di battesimo e che darei tanto pur di rincontrarlo per esprimergli la più grande gratitudine. Il dottor Neri valutò subito il mio grave stato e per non farmi un altro taglio sulla guancia destra mi riaprì la ferita e procedette alla rimozione di tutto il pus di cui era impregnata e con il tempo si rimarginò.

La mia permanenza a Zaitain si protrasse fino al mese di maggio del 1944 quando giunse una commissione medica che doveva scegliere gli invalidi da rimpatriare per uno scambio e proprio nel momento in cui mi stava visitando giunse un soldato tedesco con un ordine urgente di sospendere la scelta. Potete immaginare quale fu il mio rammarico ma ancora una volta la fortuna era intervenuta ad aiutarmi perché tutti gli invalidi che erano stati scelti non presero la destinazione dell'Italia e degli altri paesi di origine ma furono diretti ai forni crematori. Nonostante le mie condizioni fisiche erano precarie, cosa può fare un giovane di 24 anni  alto 1,70 mt. e con un peso corporeo di 40 Kg., il bravo dottor Neri riuscì in breve tempo a mandarmi fuori da quel campo ed avviarmi al lavoro in una segheria dove il capo reparto era un tedesco che ancor per mia fortuna dimostrava chiaramente di non essere un nazista e che quotidianamente si privava del suo per aiutarmi a ristabilire. La mia permanenza in Germania si protrasse fino all'arrivo degli alleati che provvidero al mio rimpatrio.

Mi sono permesso di condensare in queste poche righe quelli che sono stati gli avvenimenti più importanti di quattro anni della mia vita ma spero che quanto sopra raccontato possa servire da monito ai giovani di oggi su quello che produce la guerra e soprattutto ricordare a quanti non lo sanno che la battaglia di Lero fu una delle prime azioni della guerra di Resistenza che ha portato la nostra Patria alla libertà e democrazia anche se molti e specialmente in questi ultimi tempi ne hanno approfittato indebitamente e che mi auguro vengano puniti severamente nel pieno rispetto delle leggi vigenti.

Cav. Francesco Pinto

Nota:

Il Cav. Francesco Pinto per il suo eroico comportamento nella Battaglia di Lero é stato decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare sul campo con la seguente motivazione:

 Destinato a batteria contraerea in base navale insulare attaccata da preponderanti forze nemiche, in 52 giorni di durissima lotta dimostrava sprezzo del pericolo e alto senso del dovere. Durante un attacco di paracadutisti combatteva aspramente e desisteva dalla lotta solo in seguito alle ferite riportate in combattimento.
Lero 16 Nov. 1943.

E' attualmente Presidente dell'Istituto del Nastro Azzurro di Fasano di Brindisi ed é socio del locale Gruppo A.N.M.I. nel quale svolge con impegno le funzioni di Segretario.

Il Presidente del Gruppo:   Donnaloia Giuseppe